Di Italiano alle Canarie
L’arcipelago viene celebrato come luogo da sogno, ma per molti abitanti la realtà quotidiana racconta una storia diversa, fatta di vincoli esterni, dipendenza economica e precarietà sociale.
Un paradiso a senso unico
Le Canarie vengono spesso descritte come un paradiso terrestre: spiagge dorate, clima mite, paesaggi mozzafiato. Tuttavia, per una parte crescente della popolazione locale, la vita nell’arcipelago assume contorni ben diversi da quelli idilliaci che alimentano la narrazione ufficiale.
Dietro questa immagine patinata si cela una realtà più complessa: un territorio che, sebbene geograficamente aperto sul mondo, vive prigioniero di regole imposte dall’esterno e di un modello economico che non risponde ai bisogni reali della sua popolazione. Un modello che incentiva la dipendenza dal turismo come unica via di sviluppo, trasformando la bellezza naturale in un bene di consumo e la popolazione residente in semplice forza lavoro a basso costo.
L’insularità come potenziale, non come limite
L’insularità, spesso indicata come ostacolo, potrebbe invece rappresentare un’opportunità strategica. Ma a bloccare questo potenziale è la rigidità di un sistema normativo costruito altrove, funzionale a interessi che poco hanno a che fare con le esigenze locali. Si parla di RUP, Regioni Ultraperiferiche, ma la vera distanza sembra essere quella tra chi decide e chi subisce.
Nel frattempo, il costo della vita aumenta, i salari ristagnano, l’accesso alla casa diventa un miraggio, e la qualità dei servizi pubblici si deteriora. La pressione turistica insieme a quella migratoria, aggrava tutto questo, accelerando la perdita di identità territoriale e spingendo i residenti ai margini.
Una politica sotto tutela
Anche la politica locale appare intrappolata in logiche esterne, spesso più attente a compiacere Madrid, Bruxelles o interessi privati che a costruire un progetto autonomo e sostenibile per l’arcipelago. A ciò si aggiunge la disillusione verso chi, pur dichiarandosi autonomista o nazionalista, da decenni amministra senza incidere realmente su queste dinamiche.
Alternative possibili
Eppure, non mancano le alternative. Le Canarie non sono condannate a restare un mero set turistico. Le risorse, le competenze e le condizioni per ripensare il proprio futuro esistono. Ma occorre innanzitutto liberarsi dall’idea che vivere in un luogo bello equivalga a dover pagare il prezzo dell’invisibilità politica e dell’impotenza economica.
La gabbia, per quanto dorata, resta pur sempre una gabbia.