Dietro lo scontro tra le vicepresidenti, un compromesso limitato che rinvia ancora una volta la questione fiscale dello SMI.
Dopo tante tensioni e dichiarazioni pubbliche che facevano presagire una rottura definitiva, i Ministeri del Lavoro e delle Finanze del Governo spagnolo, hanno trovato un accordo per esentare dal pagamento dell’IRPF (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) coloro che percepiscono il salario minimo interprofessionale (SMI), fissato per il 2025 a 16.576 euro annui.
Il compromesso è arrivato attraverso la formula proposta dal Ministero delle Finanze: una deduzione fiscale diretta sull’imposta dovuta, che neutralizza il tributo per i lavoratori interessati. Il provvedimento riguarda circa il 20% dei percettori dello SMI, in particolare lavoratori senza carichi familiari, che fino ad oggi si vedevano trattenere circa 20 euro mensili in busta paga. Si tratta quindi di una misura circoscritta, che non modifica la situazione della maggioranza dei percettori dello SMI, i quali già non pagano IRPF.
Secondo la ministra delle Finanze, María Jesús Montero, la misura comporterà un costo di circa 200 milioni di euro per le casse pubbliche – una cifra nettamente inferiore rispetto ai quasi 2 miliardi di euro che avrebbe comportato l’innalzamento del minimo esente, come richiesto invece dal Ministero del Lavoro. In altre parole, si è scelto un intervento limitato e meno oneroso, che risolve parzialmente il problema, ma non affronta la questione strutturale dell’equità fiscale sul salario minimo.
Scontro istituzionale tra le vicepresidenti
L’accordo arriva dopo che, la ministra del Lavoro Yolanda Díaz aveva dichiarato pubblicamente fallite le trattative. Secondo Díaz, era stata proprio Montero a ordinare l’abbandono del tavolo negoziale, segnando un ulteriore capitolo di tensione interna tra i due ministeri.
L’intesa siglata appare dunque come una soluzione transitoria, utile a disinnescare il conflitto politico nell’immediato, ma che rinvia lo scontro di fondo all’anno prossimo, quando si riaprirà il dibattito sull’aumento dello SMI per il 2026. In altre parole, un pannicello caldo che ben si inserisce nella tendenza politica attuale – e non solo – di rimandare nel tempo le questioni strutturali, evitando di affrontarle con visione di lungo periodo. E chissà, magari nel 2026 la patata bollente passerà nelle mani di un altro governo: non si sa mai!
Il dibattito, a tratti isterico, tra le due vicepresidenti del governo – entrambe figure apicali e teoricamente alleate – mette in luce non solo la mancanza di una linea univoca all’interno dell’esecutivo, ma anche una inadeguatezza istituzionale. Il botta e risposta pubblico tra Montero e Díaz, più simile a un battibecco da talk show che a un confronto politico serio, avrebbe meritato altri canali. All’opinione pubblica dovrebbe essere risparmiato questo teatrino di basso profilo, che finisce per riflettere una povertà politica preoccupante ai vertici di un governo che si proclama progressista e coeso.
Il Governo blocca le iniziative parlamentari di PP e Podemos
Parallelamente all’accordo, il Governo ha esercitato il proprio diritto di veto su due proposte di legge presentate da PP e Podemos Secondo fonti parlamentari, il veto è stato registrato poco prima della scadenza.
Si tratta di un’ulteriore conferma di quanto già emerso: alla soluzione strutturale si preferisce la gestione tattica e temporanea, evitando riforme profonde. Il blocco delle iniziative parlamentari provenienti dall’opposizione rafforza l’idea che il governo voglia mantenere il controllo politico sul tema e rimandare ancora una volta una riforma organica del trattamento fiscale riservato al salario minimo.
Di Italiano alle Canarie