Un dato allarmante, spesso ignorato nonostante sia supportato da dati ufficiali, rivela che quasi metà della popolazione delle Canarie convive con un disturbo psichico.

La narrazione idilliaca dell’arcipelago come paradiso vacanziero si scontra con una realtà ben più complessa e silenziosa, fatta di disagio, precarietà e gravi carenze nei servizi di supporto.

L’arcipelago, spesso celebrato come un’oasi turistica popolata da gente rilassata e senza pensieri, nasconde una verità molto diversa, che quasi nessuno ha il coraggio di raccontare: una società profondamente segnata da sofferenze psichiche, precarietà economica e un sistema sanitario in evidente affanno.

Un dato sconvolgente: una persona su due.

Mentre l’attenzione politica si concentra su cifre macroeconomiche e promesse di rilancio, un numero inquietante passa sotto traccia: alle Canarie, quasi una persona su due convive con un disturbo mentale.

Nel 2023 si sono registrati 518 casi ogni 1.000 abitanti, contro una media nazionale di 331. Rapportato alla popolazione dell’arcipelago – circa 2 milioni e 220 mila persone – questo significa che oltre 1 milione di residenti presenta problematiche di salute mentale, in forma più o meno grave. Un dato che travolge l’immagine idilliaca delle Canarie e che impone di parlare, senza reticenze, di una vera e propria emergenza sociale silenziosa.


A peggiorare il quadro, c’è una dinamica sempre più frequente e drammatica: molte persone, che avrebbero bisogno di un percorso psicologico continuativo, non possono permetterselo economicamente. Il risultato è che in tanti finiscono per affidarsi solo agli psicofarmaci, spesso come unica via per restare a galla, non per scelta terapeutica ma per mancanza di alternative reali.

Una medicina che, invece di curare alla radice, spesso anestetizza temporaneamente il dolore, lasciando intatto il malessere sociale di fondo.

Un sistema sanitario in affanno.

A fronte di questa realtà allarmante, l’apparato sanitario regionale appare del tutto inadeguato.

Con soltanto 678 professionisti dedicati esclusivamente alla salute mentale e appena 31 unità specializzate, di cui 11 rivolte alla popolazione infantile e adolescenziale, l’offerta assistenziale è chiaramente insufficiente.

Lo ha ammesso la stessa presidente del Parlamento canario, Astrid Pérez, durante la Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre 2024, sottolineando come la rete attuale non sia in grado di far fronte alla crescente domanda.

Risposte istituzionali ancora inadeguate.

In questo contesto, le iniziative pubbliche risultano deboli e frammentarie.

La consejera alla Sanità, Esther Monzón, ha annunciato il proseguimento del Piano di Salute Mentale 2019-2023, senza tuttavia chiarire se e come sarà aggiornato. Si tratta di un piano nato prima della pandemia, dell’inflazione galoppante e del peggioramento delle condizioni sociali: strumenti ormai inadeguati ad affrontare una crisi che si è radicalmente trasformata.

Un appello urgente.

Servono azioni strutturali, investimenti massicci e continui, ma soprattutto una presa di coscienza collettiva e politica che riconosca la salute mentale come priorità assoluta.

Perché senza salute mentale non c’è futuro, non c’è coesione sociale, non c’è progresso.

Ignorare questi numeri non è solo una colpa: è un suicidio collettivo.

Di Italiano alle Canarie