Tra record di incassi e squilibri abitativi: luci e ombre delle delle case vacanza.
Mentre Tenerife e Gran Canaria sembrano aver ormai esaurito le loro distese di “pascolo turistico commerciale”, saturate da anni di turismo intensivo e urbanizzazione, Lanzarote e Fuerteventura si confermano le nuove frontiere su cui si concentra l’interesse del mercato turistico. C’è ancora “prateria da conquistare” per chi investe negli affitti brevi, in territori che conservano ampi margini di espansione, ma anche fragilità da proteggere. I numeri record di Lanzarote a febbraio ne sono un esempio emblematico.
Febbraio da record e numeri da capogiro.
Le case vacanza di Lanzarote hanno registrato un incasso medio di 3.314 euro per alloggio nel solo mese di febbraio, secondo i dati più recenti diffusi dall’Istituto Canario di Statistica (ISTAC). Un dato che conferma la forte attrattiva turistica dell’isola, ma che, letto con attenzione, solleva interrogativi sulla sostenibilità del modello attuale e sulle sue ricadute per la popolazione residente.
Nel complesso, il comparto ha generato un fatturato di 24,1 milioni di euro, il quarto valore più alto mai registrato sull’isola, superato solo da novembre e dicembre 2024 e da gennaio 2025. Le strutture disponibili per l’affitto turistico nel mese di febbraio erano 7.290 su un totale di 9.873 censite nel Registro Generale del Turismo — requisito obbligatorio per esercitare l’attività turistica alle Canarie. Di quelle effettivamente attive, il 95,5% risultava prenotato. Tuttavia, se si considera l’intero parco alloggi registrato, il tasso di occupazione effettiva scende al 70,5%.
Prezzi e durata media dei soggiorni.
La permanenza media dei turisti si attesta attorno ai cinque giorni, in linea con la tendenza degli ultimi anni. In termini di redditività giornaliera, Lanzarote guida la classifica delle Canarie: ogni alloggio vacazionale ha fruttato in media 202,67 euro al giorno. Le ville con capienza superiore a otto persone raggiungono i 513 euro a notte, quelle tra cinque e otto persone i 285 euro, mentre le soluzioni per una o quattro persone si fermano a circa 130 euro.
Disparità territoriali e pressione abitativa.
Un’altra spia del divario interno all’isola è rappresentata dalle tariffe medie per comune: le più alte si registrano a Yaiza (276€/notte) e Tías (212€/notte), mentre Arrecife — la capitale e cuore amministrativo dell’isola — si colloca all’estremo opposto con una media di 112 euro a notte.
Dietro il linguaggio dei numeri, si celano dinamiche sociali complesse. L’ascesa degli alloggi turistici privati – pur contribuendo in modo rilevante all’economia locale – accentua squilibri già esistenti, sia in termini di accesso alla casa per i residenti, sia nella distribuzione della ricchezza tra territori. La crescente pressione turistica si traduce in una progressiva erosione del mercato dell’affitto residenziale e in un aumento generalizzato dei prezzi.
Dati mancanti e dubbi sui controlli.
A ciò si aggiunge un’altra anomalia: circa 2.600 alloggi regolarmente registrati non risultavano disponibili per l’affitto nel mese di febbraio. Un elemento che solleva dubbi sull’efficacia dei controlli e sull’effettivo utilizzo di questi immobili. Sono effettivamente destinati al turismo? Oppure restano “dormienti” per finalità speculative o irregolari?
Una crescita che richiederebbe visione.
Mentre crescono i guadagni, restano aperte le questioni legate alla coesione sociale, alla pianificazione urbanistica e alla qualità della vita dei residenti. Il turismo delle case vacanza continua a espandersi senza un controllo rigoroso e una visione di lungo periodo.
Questo rischia di compromettere seriamente proprio ciò che rende Lanzarote una meta ambita: l’equilibrio tra vivibilità e attrattiva turistica.
Di Italiano alle Canarie