Quando la casa da bene comune diventa privilegio, e chi ci vive da sempre si ritrova ospite nella propria terra, con prezzi alle stelle e giovani sempre più ai margini.

Sulle Isole Canarie compra casa chi può, non chi ne ha bisogno. E chi può, sempre più spesso, non parla neppure spagnolo. Secondo il Banco de España, il 20% delle abitazioni vendute nel 2024 è finito nelle mani di stranieri, spesso non residenti, spesso in cerca di un altro investimento da trasformare in rendita turistica.

Non si tratta di opinioni né di slogan politici: lo dice un’istituzione centrale dello Stato, in un rapporto tecnico presentato al Congresso. Un documento che descrive un fenomeno concreto e preoccupante: la casa, che dovrebbe essere un diritto, si trasforma sempre più in merce., e i canari, in particolare i giovani, restano ai margini di un mercato che corre troppo veloce per le loro tasche.

Due realtà parallele.

Mentre i ragazzi canari vivono in affitto (molto spesso in appartamenti condivisi)  o restano con i genitori perché non possono permettersi di comprare, i compratori internazionali arrivano con budget doppi anche di più,  scelgono le zone migliori e contribuiscono a gonfiare il mercato. Nel primo semestre del 2024, i non residenti hanno pagato in media 2.900 euro al metro quadrato. I canari, al massimo, 1.750. Stessa isola, due economie parallele.

Turisti al posto dei residenti.


Il risultato? Più turisti, meno residenti. Interi quartieri – La Isleta, Las Canteras, Guanarteme, a Las Palmas,  stanno cambiando pelle. Le case scompaiono come abitazioni per diventare alloggi brevi, stagionali, redditizi. I vicini se ne vanno, i prezzi salgono, la vita quotidiana si spezza. E chi resta paga l’effetto collaterale: affitti impossibili, stipendi stagnanti, e una città che non ti vuole più come abitante ma solo come decorazione folkloristica per le cartoline degli altri.

Il problema è anche politico.

Il Banco de España non si limita a denunciare. Spiega anche perché costruire nuove case non basta: manca il suolo, mancano gli operai, manca la volontà politica di mettere la casa come diritto prima che come investimento. Intanto, il Governo delle Canarie ha provato a proporre un limite alla compravendita per stranieri, ma a Bruxelles non piace. L’Europa del mercato libero mal digerisce l’idea che la casa debba servire a vivere, non solo a guadagnare.

La frattura che avanza.

E così, mentre gli stranieri si comprano case da oltre 230.000 euro, i canari cercano di sopravvivere con quello che resta: abitazioni da 150.000 euro, quando ci sono. Il divario cresce, la frattura sociale pure. Ma tutto resta sotto controllo.

Finché c’è il sole, i turisti e l’aeroporto pieno, la barca continua ad andare a gonfie vele.
Ma quando il vento calerà e il mare sarà fermo, chi resterà a bordo? E chi sarà stato lasciato a riva?

Di Italiano alle Canarie