Una città ferita, intrappolata tra tristezza, degrado e sofferenza.

La città sta vivendo un momento complesso, attraversato da contraddizioni, inquietudini e cambiamenti che, per molti dei suoi abitanti, rappresentano una lenta ma costante perdita di identità. Una città che un tempo era sinonimo di comunità, sicurezza e umanità, oggi appare confusa, spaesata, come se avesse smarrito se stessa in mezzo al rumore del progresso e all’apatia dell’indifferenza. Questo è ciò che è già accaduto in molte città del mondo, e Las Palmas si sta aggiungendo a questa lista.

I quartieri storici come Vegueta e Triana, un tempo salotto e vanto cittadino nonché simbolo della cultura insulare, oggi offrono un’immagine amara di decadenza. Le strade sporche, edifici trascurati, negozi storici chiusi o rimpiazzati da catene commerciali impersonali, segnano il passo di un declino evidente. A peggiorare la situazione, un’affluenza crescente e incontrollata di persone provenienti da contesti di degrado e disperazione si riversa nelle zone più pregiate, trasformandole in luoghi poco accoglienti e trascurati. Un’invasione silenziosa che contribuisce in modo drammatico al collasso urbano.

Camminare in queste zone, un tempo cuore pulsante della città, genera oggi una certa inquietudine. La sensazione di insicurezza si fa strada tra i residenti, preoccupati per il degrado e per la crescente presenza di situazioni di marginalità sociale non adeguatamente gestite.

La concentrazione di centri di accoglienza per migranti e di mense sociali, pur rappresentando una risposta solidale a un’emergenza umanitaria, finisce per gravare in modo sproporzionato sulla città, accentuando squilibri sociali che alimentano tensioni e paure.

Questo non significa che la città abbia perso la sua vocazione all’accoglienza: vanta, anzi, una lunga tradizione in tal senso. Ma non è possibile continuare in questa maniera. Occorrerebbe un’autorità con polso fermo e visione responsabile, capace di affrontare la questione con misure strutturate, senza far gravare tutto il peso sulla comunità cittadina.


Invece, da quanto è dato osservare, questa amministrazione appare incapace di prendere decisioni efficaci, restando inerte di fronte a un problema che chiede risposte urgenti e coraggiose.

Così, Las Palmas si va uniformando a mille altre città, perdendo quei tratti distintivi che la rendevano unica.

La vita di vicinato, fatta di saluti, di fiducia e di relazioni spontanee, lascia spazio all’anonimato e alla frenesia.

Anche il boom delle case vacanze contribuisce ad alterare il fragile equilibrio sociale. I canoni d’affitto salgono, rendendo difficile per molte famiglie trovare o mantenere una casa in città.

A questo si aggiunge una crescente dipendenza dalla tecnologia, che isola le persone nei propri dispositivi mobili, riducendo al minimo l’interazione umana e rafforzando la sensazione di solitudine urbana.

Tuttavia, nonostante questo quadro a tinte fosche, non tutto è perduto. Las Palmas conserva ancora angoli di bellezza, memorie vive e una popolazione che desidera vedere rifiorire la propria città.

Il futuro di Las Palmas può ancora essere cambiato: la città possiede ancora risorse e anticorpi per reagire.

Servirebbe una visione politica lucida e coraggiosa, capace di cogliere le urgenze dei cittadini e tradurle in azioni concrete. Purtroppo, ciò che si riscontra è l’inerzia di un’amministrazione miope, incapace di alzare lo sguardo oltre la gestione ordinaria.

Una chimera, per ora, più che una prospettiva reale.

Di Italiano alle Canarie