Negli ultimi 23 anni, le Canarie hanno costruito 286.000 abitazioni, ma meno del 5% di esse erano destinate all’edilizia sociale. L’arcipelago si conferma come la comunità autonoma che ha investito meno in questo settore, con un aumento del parco di edilizia sociale di appena il 4,6% dal 2001.
L’Osservatorio della Casa e del Territorio delle Canarie sottolinea come, a fronte di una crescita demografica di 837.432 persone dagli anni Ottanta al 2023, le isole abbiano costruito più abitazioni di quante fossero necessarie per coprire l’aumento della popolazione.
Tuttavia, solo il 10,7% delle case realizzate in questo periodo rientrano nella categoria di edilizia popolare, con il resto immesso direttamente nel mercato libero.
La maggior parte delle nuove costruzioni è stata destinata a seconda casa o all’uso turistico, trasformando il settore immobiliare in un business incentrato esclusivamente sul profitto.
Questo ha lasciato la popolazione locale priva di protezione abitativa, costringendola a una continua e logorante precarietà nella ricerca di un alloggio.
Le risorse pubbliche, invece di essere investite in soluzioni per i residenti, sono state dirottate verso uno sviluppo speculativo che ha aggravato ulteriormente la crisi abitativa, rendendo le Canarie una terra sempre più inaccessibile per chi vi risiede stabilmente.
La gestione errata dell’edilizia sociale
Uno degli errori principali delle istituzioni spagnole è stato puntare sulla vendita delle case di edilizia sociale piuttosto che sul loro affitto.
Questo approccio ha portato molte abitazioni pubbliche a perdere, nel tempo, il loro carattere sociale, divenendo case libere sul mercato senza alcun vincolo di prezzo. Dal 2005 al 2023, delle 12.922 abitazioni protette costruite nelle Canarie, il 64,8% è stato venduto, mentre solo il 30% è stato destinato all’affitto.
Tra il 2019 e il 2023, l’arcipelago ha ridotto del 16% il numero di case sociali in affitto, pur avendo incorporato 4.940 abitazioni in un regime di locazione con opzione d’acquisto.
Nel 2023, non vi era alcuna abitazione disponibile per situazioni di carattere sociale,
Dati storici e confronto con altre regioni
Negli anni Ottanta, la Spagna ha vissuto il suo periodo di massima espansione dell’edilizia sociale, ma le Canarie si sono distinte negativamente: solo il 21,1% delle case costruite in quel decennio erano di edilizia protetta, contro percentuali superiori al 70% in regioni come Estremadura, Asturie, Navarra e Aragona.
Negli anni Novanta, la percentuale di case sociali costruite nelle Canarie è salita al 15,2%, per poi crollare al 4,1% nei primi dieci anni del duemila. Tra il 2011 e il 2020, si è registrato il numero più basso di nuove abitazioni costruite (19.305), di cui appena l’11,3% erano sociali.
Dal 2021 al 2023, la quota di edilizia protetta è scesa ulteriormente al 2,7%.
Il deficit strutturale di edilizia pubblica in Spagna
Secondo i dati, la Spagna ha uno dei peggiori tassi di edilizia sociale in Europa: solo tre case protette ogni cento abitazioni principali e una ogni cento abitanti.
In confronto, i Paesi Bassi vantano 29 abitazioni pubbliche ogni cento case principali e undici case sociali ogni cento abitanti.
Inoltre, la Spagna ha uno dei più vasti parchi di abitazioni libere in Europa, subito dopo Germania, Francia e Italia.
La situazione dell’edilizia sociale nelle Canarie è critica.
Questa crisi ha radici profonde e strutturali, frutto di scelte politiche ed economiche che hanno privilegiato il mercato libero a discapito dell’edilizia sociale.
L’assenza di una strategia a lungo termine e la preferenza per la vendita delle abitazioni sociali rispetto all’affitto hanno reso l’accesso alla casa sempre più difficile per i residenti.
L’arcipelago necessita di una riforma strutturale che garantisca un aumento significativo delle abitazioni protette in affitto, evitando che l’emergenza abitativa continui a degenerare, con un impatto negativo sulle fasce più vulnerabili della popolazione.
Sarebbe necessario un ricambio generazionale e un ripensamento delle politiche abitative, ma, ad oggi, non si intravede all’orizzonte alcuna volontà concreta di invertire questa tendenza.
Il diritto alla casa rischia di diventare sempre più un lusso per pochi, mentre la popolazione locale continua a vivere nella precarietà abitativa.
Di italiano alle Canarie