Il settore turistico trema di fronte al rischio vulcanico: la politica ignora l’urgenza di diversificare l’economia.
Le Canarie, un paradiso dipendente quasi esclusivamente dal turismo, potrebbero trovarsi sull’orlo di una crisi senza precedenti se le previsioni vulcanologiche su Tenerife dovessero avverarsi.
Mentre i sismografi continuano a registrare attività attorno al Teide, cresce il timore che un’eventuale eruzione comprometta in modo irreparabile il fragile equilibrio economico dell’arcipelago.
Eppure, di fronte a un allarme che non è più ipotetico ma basato su dati concreti, la politica continua a voltarsi dall’altra parte, ignorando l’imperativo di diversificare l’economia per evitare il tracollo.
Luca D’Auria, direttore dell’Area di Sorveglianza Vulcanica di INVOLCAN, ha ribadito il rischio: sebbene la probabilità di un’eruzione nel 2025 sia stimata solo al 2%, nei prossimi cinque anni sale al 40%.
Un dato che dovrebbe far scattare l’allerta non solo tra gli scienziati, ma soprattutto tra chi governa.
La memoria dell’eruzione di La Palma del 2021 è ancora viva: oltre alla perdita di interi quartieri, attività commerciali e piantagioni, la risposta politica fu inadeguata, lasciando l’economia locale in ginocchio.
E se un episodio simile si ripetesse a Tenerife?
Le conseguenze sarebbero devastanti. Il turismo, principale motore economico dell’arcipelago, già messo alla prova dalla pandemia e dalla recente inflazione, rischierebbe un colpo mortale.
Già nel 2021, l’immagine delle Canarie come destinazione sicura fu compromessa: le immagini del vulcano di La Palma attirarono curiosi e scienziati, ma allontanarono il turismo tradizionale, quello che riempie gli hotel, i ristoranti e i negozi.
Una nuova crisi vulcanica, soprattutto in un’isola turisticamente strategica come Tenerife, potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso.
E qui arriva il vero problema: cosa resterebbe delle Canarie senza il turismo?
L’assenza di una strategia economica alternativa costringerebbe migliaia di persone a scegliere tra l’emigrazione e una sopravvivenza precaria.
La dipendenza quasi totale dal turismo è un rischio esistenziale, eppure chi governa sembra incapace di vederlo.
È più facile navigare a vista, sperare che il vulcano resti dormiente e rimandare scelte che richiedono coraggio politico e visione a lungo termine.
Prevenire è meglio che curare, dice un vecchio adagio che l’umanità si ostina a ignorare, non solo in ambito vulcanico ma in molti altri settori.
Aspettare il disastro per reagire è l’approccio tipico della politica, e le Canarie non fanno eccezione.
Ma questa volta il prezzo dell’immobilismo potrebbe essere altissimo: un’intera popolazione messa all’angolo, un’economia al collasso e un futuro che, anziché essere costruito, verrà sepolto sotto la cenere.
Di Italiano alle Canarie