Nel 2024, la Rotta Atlantica verso le Canarie ha registrato numeri spaventosi: 9.757 persone morte, una media di 28 al giorno, nel disperato tentativo di raggiungere le coste europee.
Mai prima d’ora si era assistito a una tragedia di queste proporzioni, superando il record del 2023, che aveva visto 6.007 vittime.
Dietro queste cifre si nascondono vite, sogni e speranze spezzate nel silenzio quasi totale delle istituzioni e della comunità internazionale.
Un bilancio disumano.
Secondo il rapporto “Monitoreo Derecho a la Vida” dell’ONG Caminando Fronteras, il 2024 è stato l’anno più mortale mai registrato per chi affronta la traversata verso l’Europa su pateras e cayucos.
La maggior parte delle vittime, ben nove su dieci, ha perso la vita nel tentativo di raggiungere l’arcipelago delle Canarie.
Le altre rotte migratorie, come quella algerina verso le Baleari o lo Stretto di Gibilterra, presentano numeri meno drammatici ma altrettanto significativi.
Le zone di partenza più letali sono state le coste della Mauritania, del Senegal e del Gambia, da cui sono salpati migliaia di migranti in condizioni precarie.
Ogni viaggio è una roulette russa: 131 imbarcazioni sono scomparse senza lasciare traccia, inghiottite dal mare insieme ai loro passeggeri.
I più vulnerabili pagano il prezzo più alto.
Tra le vittime si contano 1.538 bambini e bambine, un dato straziante che pone interrogativi sulla capacità del mondo di proteggere i più deboli.
Molti di loro provengono dal Mali, dove conflitti armati e violenze costringono le famiglie a mandare via i figli per salvarli. Non meno tragico è il destino di molte donne spesso in fuga da matrimoni forzati, mutilazioni ai genitali e violenze.
Un fallimento delle istituzioni.
Il rapporto denuncia che nel 69% dei casi analizzati c’è stata una inazione diretta dei servizi di ricerca e salvataggio.
Questo dato è un atto d’accusa contro un sistema incapace di garantire il diritto alla vita. La Rotta Atlantica è ormai diventata sinonimo di morte, un percorso letale alimentato dall’inerzia e dall’indifferenza.
Le cause profonde: conflitti, desertificazione e povertà.
Le radici di questa crisi sono molteplici e tristemente immutate da decenni: dalla desertificazione che spinge intere comunità a lasciare le loro terre, alle guerre e alle violenze che devastano paesi come Mali, Guinea e Senegal.
Questo immobilismo prolungato delle istituzioni rende evidente come non ci sia una reale volontà di intervenire per affrontare alla radice le cause di questa tragedia.
La crescente presenza di donne e ragazze sulle rotte migratorie sottolinea inoltre la fuga da discriminazioni e pericoli sistematici.
L’occidente vittima e carnefice di questo scempio umano.
Davanti a questa ecatombe silenziosa, l’Occidente non può più nascondersi dietro a dibattiti sterili e promesse vuote, che sempre più spesso appaiono come un copione prestabilito per giustificare l’inazione e perpetuare questo spettacolo orribile.
Servirebbe uno scatto d’orgoglio e responsabilità concreta da parte delle istituzioni europee e internazionali, ma anche della società civile, che appare troppo spesso dormiente di fronte a questa tragedia.
L’immigrazione anche quest’anno presenta il conto, ed è un conto insostenibile che l’umanità non può più permettersi di pagare nell’indifferenza.
Di Italiano alle Canarie